Crisi abitativa in Campania, calano i fondi e aumentano gli sfratti

La Regione Campania agli inizi del mese di settembre, ha comunicato a tutti i Comuni che, per l’anno 2016, sono stati sospesi i contributi alloggiativi che, fino allo scorso anno, venivano erogati per sostenere le persone con un basso reddito per le spese di fitto di un’abitazione.
Entro il 30 settembre i Comuni avrebbero dovuto pubblicare i bandi per la concessione del contributo all’affitto per l’annualità 2016, ma nessun Comune ha pubblicato il bando per il contributo agli aventi diritto, questo perché nella legge finanziaria del 2015 non è stato previsto nessun finanziamento per i contributi all’affitto.Il mancato finanziamento per l’annualità 2016 provocherà sicuramente una nuova ondata di sfratti per morosità. Il Governo contemporaneamente ha però finanziato un fondo per la morosità incolpevole anche se con vincoli per cui non sarà facile agli inquilini interessati accedervi. Le linee guida per l’accesso al fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli ammontano in totale a 4,7 milioni di euro, di cui 2,7 di provenienza statale e 2 milioni di euro di cofinanziamento regionale. Serviranno ad erogare contributi da 6 mila e 3 mila euro ai soggetti cosiddetti “morosi incolpevoli”. Si tratta di inquilini che non hanno più provveduto al pagamento del canone locativo, ricevendo l’intimazione di sfratto per morosità, a causa della perdita o della riduzione della capacità reddituale del proprio nucleo familiare.
Ai Comuni spetta verificare che i richiedenti abbiano tutti i requisiti necessari per poter beneficiare del contributo che prevede il Fondo. Si va da un reddito non superiore a 35mila euro alla presenza di un atto di intimazione di sfratto con citazione per la convalida, dalla residenza di almeno un anno nell’alloggio oggetto di rilascio all’attestazione che nessun’altro componente del nucleo familiare sia titolare di diritto di proprietà di altro immobile fruibile per esigenze abitative.
I Comuni dovranno inoltre verificare che il richiedente o uno dei componenti del nucleo familiare residente nell’alloggio sia un lavoratore dipendente, autonomo o precario colpito dagli effetti della crisi economica per la perdita del posto di lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro, cassa integrazione ordinaria o straordinaria, mancato rinnovo di contratti a termine, malattia grave o cessazione di attività libero-professionale.
La selezione dei beneficiari avverrà mediante la formulazione di una graduatoria da parte dei Comuni, in funzione crescente del valore ISEE dell’anno precedente a quello di riferimento. A parità di punteggio sarà data priorità agli ultrasettantenni, ai minori presenti in casa, ad un’invalidità accertata per almeno il 74%, a casi in cui si sia in carico ai servizi sociali o alle Asl per progetti assistenziali individuali, ai nuclei familiari senza fonte di reddito.
Quando si parla di sfratto per morosità si intende la procedura formale che il locatore – il proprietario che mette in affitto un determinato immobile per uso abitazione o commerciale – può attivare quando l’affittuario non paghi i canoni mensili concordati nel contratto di locazione, regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate.
Ci troviamo, quindi, davanti a un’ipotesi di inadempimento del soggetto che affitta un appartamento. L’affittuario sfrattato ha la possibilità e il diritto di opporsi al decreto ingiuntivo sfratto per morosità, presentandosi all’udienza per l’intimazione di convalida del procedimento con delle prove scritte che attestino le cause materiali che hanno portato al mancato pagamento dei canoni di locazione.
L’emergenza abitativa in Italia continua ad avere dimensioni preoccupanti per la tenuta sociale del Paese, la morosità è la principale causa, pari al 90%, dei provvedimenti di sfratto emessi, segno del crollo dei redditi con aumento di richieste di esecuzione. Il quadro emerge da uno studio dell’Ufficio Politiche abitative della Cgil nazionale e del Sunia, diffuso a pochi giorni dalle comunicazioni del Ministero dell’Interno sulle procedure di sfratto relative all’anno 2015.
Nell’analisi si evidenzia come a fronte di un impoverimento sempre maggiore, di un aumento delle disuguaglianze e di un’accentuazione del disagio abitativo e dell’esclusione sociale, non si adottano i provvedimenti adeguati. Lo studio evidenzia come “le morosità” rappresentino quasi il 90% dei provvedimenti emessi, segno inequivocabile che i redditi da lavoro e da pensione, per una quota sempre maggiore di famiglie colpite dalla crisi, non sono sufficienti per affrontare le spese dell’abitazione, con costi al limite della sostenibilità economica. Inoltre aumentano le richieste di esecuzione presentate all’Ufficiale Giudiziario, che costituiscono l’elemento più preoccupante dell’emergenza sfratti perché riversano sugli Enti locali una domanda di sistemazione attualmente non solvibile.Un quadro che si spiega guardando all’indagine sui bilanci delle famiglie di Bankitalia e ai dati Istat sulle famiglie in povertà, che certificano un “diffuso impoverimento”. Nonostante l’evidente necessità di interventi in grado di affrontare questa situazione le risposte continuano a non arrivare, la spesa sociale per la casa, nel nostro Paese è tra le più basse d’Europa. Inoltre dal 2016 il Fondo di sostegno all’affitto previsto dalla legge 431/98 è stato azzerato, cancellando un aiuto per le famiglie in difficoltà con il pagamento dei canoni.
                                                                                                                                                                                                                                                                                    Sportello Casa&Condominio
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